Valutazione e terapia neuropsicomotoria

Valutazione e terapia neuropsicomotoria

Introduzione alla psicomotricità

Muoversi, correre, saltare, rotolare, strisciare sono soltanto alcuni dei movimenti che i bambini compiono quotidianamente, in modo spontaneo; attività che fanno parte di numerosi giochi tipici dell’infanzia e che in sé racchiudono competenze che contribuiscono allo sviluppo del bambino. Attraverso il gioco e la gioia che ne scaturisce, il bambino impara. Trasformarsi in una tartaruga o in una gazzella, diventare un gigante o un nanetto, fare tanti salti alla corda… vuol dire sperimentare, attraverso il proprio corpo, concetti spaziali (alto, basso, sotto, sopra….), temporali (veloce, lento….) logici (di quantità, ordine, seriazione…), competenze che appartengono all’area dello sviluppo cognitivo. La Psicomotricità è un insieme di pratiche che uniscono gioco e movimento ed offre una stimolazione globale che, in base alle caratteristiche del singolo, va a sostenere lo sviluppo dell’area motoria (competenze grosso-motorie, di motricità fine e grafismo), dell’area percettiva, dell’area emotivo-relazionale-sociale, dell’area cognitiva.

La terapia psicomotoria consiste in incontri individuali con il bambino, cui si associa un percorso di collaborazione con la famiglia e la scuola, e si rivolge a bambini in età compresa tra 0 e 8 anni.

Valutazione neuropsicomotoria

La valutazione neuropsicomotoria è parte fondamentale della presa in carico del bambino e della sua famiglia. Inizia con il primo colloquio tra i genitori e il terapista in cui viene raccolta l’anamnesi famigliare e del bambino e in cui i genitori raccontano il loro vissuto e le problematiche emerse che li spingono alla ricerca di un trattamento neuro psicomotorio. Dopo questo colloquio conoscitivo, si fissano alcuni incontri con il bambino di osservazione.
L’osservazione nella sua globalità deve evidenziare la capacità e il potenziale di quel bambino di stabilire un rapporto con l’altro; eventuali inibizioni, interessi e desideri; il modo in cui il soggetto vive se stesso; il modo come si muove ed agisce; se finalizza i suoi movimenti; se e come comunica utilizzando i mezzi che ha a disposizione, che vanno dall’espressività motoria, verbale e grafica. Vengono somministrati dei test specifici in relazione all’ età del bambino e alle sue difficoltà. Si tratta di protocolli sono standardizzati che si basano su un punteggio che identifica la “distanza” della linea di sviluppo del bambino rispetto alla linea della norma.
Al termine degli incontri viene fissato un colloquio di restituzione con i genitori nel quale il terapista racconta ciò che emerso durante le sedute valutative e viene rilasciata una relazione scritta. Viene inoltre proposto e spiegato il progetto riabilitativo individuale e personalizzato, che deve necessariamente essere compreso e condiviso dai genitori.

Il metodo di osservazione è stabilito su una sola base: cioè che i bambini possano liberamente esprimersi e così rivelarci bisogni e attitudini che rimangono nascosti o repressi quando non esista un ambiente adatto a permettere la loro attività spontanea.

Maria Montessori

Difficoltà e patologie neuropsicomotorie

La terapia psicomotoria individuale è utile quando si verificano blocchi o rallentamenti nel processo di maturazione dei bambini: disturbi dell’espressività motoria, ritardi dello sviluppo psicomotorio, ritardi cognitivi, disturbi e ritardi del linguaggio, difficoltà relazionali (chiusure, aggressività o inibizione), difficoltà comportamentali. Viene proposta come terapia riabilitativa da 0 a 8 anni.

La maggior parte dei bambini che necessita di un percorso individuale soffre di:

  • ritardo psicomotorio, armonico o disarmonico;
  • difficoltà nella sfera relazionale (disturbo generalizzato dello sviluppo, autismo…);
  • disturbi specifici della funzione motoria (disturbo della coordinazione motoria, disprassia…);
  • ritardo mentale, primario o secondario ad alterazioni o sindromi genetiche;
  • disturbi della sfera emotiva;
  • disturbi comportamentali;
  • disturbi percettivi e nell’organizzazione visuo-spaziale;
  • instabilità attentiva e iperattività;
  • inibizione psicomotoria.

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Percorsi terapeutici

Terapia neuro-psicomotoria

La seduta di psicomotricità dura circa 45 minuti e si svolge in uno spazio adeguato. Il bambino, con un vestito comodo, viene invitato a lasciare le scarpe fuori dalla sala di psicomotricità e ad entrare senza la presenza del genitore. Lo spazio è uno spazio plastico che si costruisce e definisce in base ai bisogni del bambino e alla relazione con il terapeuta che favorisce gli aspetti creativi, espressivi e la formazione del pensiero del bambino.

Lo psicomotricista non programma in modo rigido i giochi e i movimenti dei bambini, ma ne stimola le risorse e le potenzialità accogliendo le loro produzioni e condividendone le emozioni ed il piacere, egli interviene sul bambino solo indirettamente attraverso lo spazio e il materiale favorendone la libera espressività. Ciò consente al bambino di fare un’esperienza pratica, necessaria per arrivare a costruire pensieri logici, e di viverla con piacere stimolando un processo di maturazione che porta “dal piacere di agire al piacere di pensare” favorendo così la comunicazione e l’apprendimento.

Metodo S.a.M.

Premesse

Vivere il mondo come protagonisti attivi, che sviluppano in esso azioni più o meno complesse, permette di strutturare e sostenere un pensiero sempre più articolato, che si adatta agli imprevisti più svariati che la quotidianità pone. Col corpo ci muoviamo nello spazio a noi vicino e in quello lontano: prendiamo oggetti, li manipoliamo, li porgiamo a qualcuno, entriamo in relazione con gli altri, ci spostiamo con il corpo per esplorare. Le esperienze che compiamo in questi spazi ci permettono di costruire il nostro vocabolario di atti motori. Risulta chiaro quindi come il corpo in movimento rappresenti il motore iniziale della conoscenza di ogni individuo. Perché tale conoscenza possa organizzarsi correttamente, è necessaria un’integrazione armonica di tutte le svariate tipologie di informazioni che giungono al corpo (propriocettive, vestibolari, tattili, visive, uditive..). Solo così l’individuo sarà in grado di organizzare e utilizzare dati spaziali per costruire immagini mentali, per manipolarle attraverso processi cognitivi e per generalizzare apprendimenti. Tuttavia in alcuni casi, il corpo raccoglie ed organizza con difficoltà le informazioni provenienti dai diversi portali sensoriali. Ne conseguono difficoltà di organizzazione spazio-temporale dell’individuo, difficoltà di pianificazione del movimento nello spazio, deficit nell’elaborazione del pensiero astratto con conseguenze sugli apprendimenti scolastici nonché problematiche emotivo-comportamentali.

Cos’è il Metodo S.a.M. e quali sono i suoi obiettivi

Il Metodo S.a.M. è un intervento riabilitativo che interviene sulle capacità individuali di costruire mappe spaziali e di utilizzarle in modo adeguato nelle attività della vita quotidiana. Allo stesso modo permette di esercitare e perfezionare le funzioni esecutive del soggetto, ovvero quell’insieme di abilità che rendono l’individuo capace di assumere un comportamento indipendente, intenzionale ed utile.

Metodologia del modello riabilitativo

Il progetto riabilitativo individualizzato si compone di una fase valutativa, volta alla definizione delle difficoltà principali del soggetto, e dalla conseguente attuazione di un programma riabilitativo finalizzato al raggiungimento di obiettivi prefissati.
Esiste un setting specifico per la strutturazione delle sedute e diverse categorie di esercizi con la loro applicazione pratica.
Partendo dall’esperienza concreta del corpo in movimento, si facilita progressivamente la costruzione da parte dell’individuo dei diversi spazi (personale, peri-personale ed extra-personale), i quali rappresentano il teatro della conoscenza.
Le informazioni usate sono quelle propriocettive, vestibolari e tattili, le quali vengono progressivamente integrate con le informazioni provenienti dal portale visivo, informazioni queste ultime fondamentali per la rappresentazione del mondo. L’integrazione multimodale fra lo spazio motorio e quello visivo è un punto fondamentale del metodo; essa si realizza attraverso tecniche che sfruttano diverse tipologie di apprendimento: dall’apprendimento senza errore o per imitazione, attraverso i neuroni specchio, fino a modalità metacognitive.

A chi si applica il metodo S.a.M.

L’intervento riabilitativo è indicato per persone che presentano difficoltà di pianificazione del movimento intenzionale nello spazio, di creazione e utilizzo delle immagini mentali e di uso delle informazioni spaziali nelle diverse attività della vita quotidiana. Gli operatori della riabilitazione che applicano il Metodo possono rilevare tali difficoltà in molte situazioni. Difficoltà spaziali ai diversi livelli sono ad esempio presenti in bambini con disprassia, disgrafia e deficit delle funzioni esecutive.

Fondamenti teorici del metodo

La strutturazione del Metodo è stata possibile grazie alle conoscenze sviluppate dalle neuroscienze negli ultimi anni, riviste in un’ottica riabilitativa. Il modello su cui è basato il Metodo trae principalmente origine dalle basi neurofisiologiche dell’embodied cognition, teoria neuropsicologica secondo la quale il nostro corpo e la nostra mente sono sempre in comunicazione. La conoscenza si definisce embodied (“incarnata”) poiché ha origine dalle esperienze corporee concrete.

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FAQ terapia neuropsicomotoria

  1. Che cos’è la psicomotricità?
    La psicomotricità è una pratica che ha al centro il corpo e il gioco. Parte dal gioco spontaneo e dall’espressività del bambino e lo aiuta a costruire percorsi di gioco attraverso cui sperimentare concretamente le proprie azioni e il loro risultato, le relazioni con l’altro e le differenti modalità comunicative. Considera il bambino in modo “globale”, cioè come integrazione fra motricità e attività psichica (affettiva e cognitiva) e ha l’obiettivo di aiutare il bambino a crescere il più armoniosamente possibile nelle tre direzioni: motoria, affettiva e cognitiva. Questa pratica può essere utilizzata anche come terapia in casi critici.
  2. Quando è utile e a chi si rivolge la terapia psicomotoria?
    La terapia psicomotoria individuale è utile quando si verificano blocchi o rallentamenti nel processo di maturazione dei bambini: disturbi dell’espressività motoria, ritardi dello sviluppo psicomotorio, ritardi cognitivi, disturbi e ritardi del linguaggio, difficoltà relazionali (chiusure, aggressività o inibizione), difficoltà comportamentali. Si rivolge solitamente ai bambini dai primissimi mesi di vita agli 8-9 anni circa.
  3. Quali sono le aree da indagare per impostare un adeguato percorso psicomotorio?
    La valutazione psicomotoria va ad indagare lo sviluppo delle competenze del bambino nelle aree motorioprassica, emotivorelazionale, comportamentale, percettiva, cognitiva. A seconda dell’età e della collaborazione del bambino si utilizzeranno strumenti e test standardizzati alternati a momenti di osservazione libera. Per la valutazione di tutte queste aree è prevista una media di 3/4 sedute, a cui segue un incontro di restituzione con consegna di una relazione scritta alla famiglia.
  4. Come si svolge una seduta di psicomotricità?
    Le sedute di psicomotricità hanno la durata di circa 45 minuti e si svolgono all’interno di un setting ben definito formato di tempi, spazi, regole che la psicomotricista di volta in volta costruisce secondo il percorso del singolo bambino. La terapista utilizza nell’intervento modalità di comunicazione verbali e, soprattutto, non verbali. Si tratta di tecniche a mediazione corporea che favoriscono il processo di integrazione fra i diversi piani espressivi e conoscitivi che stanno alla base della costruzione dell’identità.
  5. Chi può assistere alle sedute di terapia neuropsicomotoria?
    Generalmente i genitori non assistono alla seduta di psicomotricità, che in questo modo rimane una spazio privilegiato tra il terapista, il bambino e i vissuti che egli porta. Al termine di ogni seduta è comunque riservato un momento di confronto con i genitori per raccontare quanto effettuato, per condividere gli obiettivi del lavoro, per dare consigli sulle attività da proporre a casa. La psicomotricista valuta in casi particolari (generalmente con bambini molto piccoli) la possibilità che uno dei genitori assista alle sedute.
  6. Qual è la frequenza degli incontri e la durata della terapia neuropsicomotoria?
    Le sedute di psicomotricità hanno frequenza settimanale o bisettimanale, a seconda delle esigenze del singolo bambino (emerse in seguito al percorso di valutazione). La durata della terapia è costruita sui bisogni specifici del singolo bambino, ma già dopo alcuni mesi sono generalmente riscontrabili sensibili miglioramenti.

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