Valutazione e terapia logopedica

Valutazione e terapia logopedica

Introduzione alla logopedia

I ritardi e i difetti del linguaggio, le difficoltà della pronuncia e dell’apprendimento sono una condizione frequente nell’età prescolare e si manifestano con quadri clinici molto diversi tra loro.

Per questo motivo è necessaria un’attenta valutazione clinica e la Logopedia è la risposta: si occupa della riabilitazione ed educazione delle patologie della voce, del linguaggio orale e degli apprendimenti (lettoscrittura, abilità matematiche). A seconda della compromissione di uno o più livelli ci si orienta nel definire il piano di intervento logopedico più opportuno.

Il linguaggio si struttura su diversi piani:

I disturbi che potrebbero sorgere raccolgono diversi livelli di questi piani e sono nell’ambito:

Il Centro Geode propone:

Difficoltà e patologie logopediche

Piano fonetico-fonologico

Quando si sviluppa l’inventario fonemico?
L’inventario fonemico di un bambino dovrebbe essere completo entro 48 mesi (4 anni), con eccezione per i fonemi “R” e “Z” che possono comparire anche nel corso dell’ultimo anno della scuola dell’infanzia.

Quando nasce la difficoltà fonetica-fonologica?
Quando un bambino non riesce ad acquisire autonomamente ed entro tempi limite ben definiti, tutti i fonemi della propria lingua. Se al termine dell’anno dei mezzani un bambino non è ancora in grado di produrre tutti i fonemi tipici della nostra lingua, è bene richiedere il parere di uno specialista per verificare l’entità della problematica e come affrontarla.

Come si riscontrano le difficoltà fonetiche-fonologiche?
Le difficoltà fonologiche sono tipiche di quei bambini che, pur possedendo l’intera gamma di suoni tipici della propria lingua, commettono errori costanti nella fase della articolazione. Tra le difficoltà più frequenti si riscontrano la perdita di una consonante quando si trova accanto ad un’altra (esempio: “stella” diventa “tella”), inversioni di sillabe (Es: “cinema” diventa “cimana”) oppure armonie vocaliche/consonantiche – fonologiche quando si riscontrano errori costanti nella produzione corretta dei suoni (omissione, sostituzione di suoni…) e/o della loro combinazione all’interno delle parole. Ad esempio quando si dice “popo” invece che “topo” o invece di dire locomotiva dice cocolomotita”.

Piano lessicale-semantico

Che cos’è la semantica?
La semantica corrisponde alla capacità di un individuo di riempire un’etichetta lessicale con un adeguato bagaglio di informazioni. Non si tratta della fonetica o della morfologia delle parole, ma del significato delle stesse.

Che cosa sono le difficoltà semantico-lessicali?
Le difficoltà semantico-lessicali corrispondono alla difficoltà di recuperare, nel contesto opportuno e con tempi adeguati, parole specifiche necessarie per esprimere un particolare concetto. Non è quindi la pronuncia delle parole a risultare inappropriata, ma la capacità di “pescare” adeguatamente dal magazzino lessicale–semantico che ognuno di noi dovrebbe possedere, i termini e i concetti più corretti per esprimere i pensieri.

Piano morfo-sintattico

Che cos’è la Morfosintassi?
La morfosintassi è l’insieme delle regole morfologiche e sintattiche che permettono di organizzare le parole in una frase.

Quando avviene lo sviluppo morfosintattico?
Al momento dell’ingresso alla scuola dell’infanzia un bambino dovrebbe già combinare gli elementi sintattici in modo da ottenere una frase minima completa (soggetto, verbo, complemento oggetto). Nel corso dell’anno, e comunque a 36 mesi, un bambino con sviluppo morfosintattico fisiologico dovrebbe completare la struttura frasale usando appropriatamente sia articoli che preposizioni semplici.

Quando nascono le difficoltà morfosintattiche?
Sorgono nell’organizzare e/o comprendere una frase in maniera corretta e completa, dicendo per esempio “mangiare mela” invece che “io mangio la mela”.

Piano narrativo

Che cos’è la narrazione?
La narrazione è l’atto di esporre fatti e vicende, fantastiche o reali, vissute in prima persona o meno, rappresentandoli in modo ampio e accurato. La narrazione avviene in forma scritta o anche tramite altri mezzi.

Quando si inizia a sviluppare la capacità narrativa?
Inizia a svilupparsi dai 4 anni di età circa e si arricchisce sempre più grazie all’esposizione e alla stimolazione scolastica.

Quando nascono le difficoltà narrative?
Le difficoltà narrative nascono quando il contenuto verbale del racconto di un bambino risulta inadeguato rispetto alla sua ricchezza di pensiero. Il discorso appare organizzato in proposizioni accostate, privo di subordinate e soprattutto di nessi logico-causali e temporali, che renderebbero più fluente il discorso.

Piano meta fonologico

Che cos’è la Metafonologia?
La Metafonologia è “ la capacità di percepire e riconoscere per via uditiva i fonemi che compongono le parole del linguaggio parlato, operando con gli stessi adeguate trasformazioni”(Bortolini, 1995). In altre parole, è la capacità di sillabare, riconoscere i fonemi, fare rime, prerequisiti necessari per consentire un comodo sviluppo delle abilità di lettura e scrittura.

Quando si inizia a sviluppare la capacità Metafonologica?
E’ bene allenare i bambini dell’ultimo anno di scuola dell’infanzia alla padronanza di queste attività attraverso giochi di sillabazione, riconoscimento del fonema iniziale e finale di parola, ricerca delle rime, treni di parole ecc. La debolezza in questo tipo di attività può essere un indicatore precoce di bambini a rischio di sviluppo di successive Difficoltà di Apprendimento.

Il disturbo espressivo del linguaggio

Il disturbo espressivo del linguaggio è un disturbo dell’infanzia caratterizzato da un livello di sviluppo del linguaggio inferiore a quello che un bambino dovrebbe avere per la sua età. In particolare, i soggetti che ne soffrono presentano delle difficoltà nell’uso di vocaboli, nella coniugazione dei verbi, nella produzione di frasi complesse e nel richiamo di parole. Questo stato incide negativamente sui risultati scolastici e impedisce o danneggia la comunicazione con gli altri bambini.
Le stime suggeriscono che la presenza di questo disturbo varia dal 3 al 5% dei bambini in età scolare e che esso sia di 2-3 volte più comune tra i maschi che tra le femmine.
I bambini con questo disturbo possono presentare i seguenti sintomi: linguaggio limitato, vocabolario ristretto, difficoltà ad imparare parole nuove, errori nel trovare le parole da utilizzare, uso di frasi accorciate, strutture grammaticali semplificate e di numero limitato, ristretta varietà di frasi (es. scarso uso di interrogative e imperative), omissioni di parti importanti della frase, uso delle parole in un ordine insolito, basso livello di sviluppo del linguaggio.
Queste manifestazioni sono presenti nonostante il bambino abbia un normale livello di intelligenza. Questa patologia può avere degli effetti sia da un punto di vista relazionale che personale. Sul piano relazionale, i bambini con disturbo dell’espressione del linguaggio possono subire l’allontanamento da parte dei coetanei e, quindi, isolarsi; sul piano personale, invece, possono presentare alcune problematiche di tipo psicologico come, ad esempio, una cattiva immagine di sé, frustrazione e stati di depressione. Il disturbo dell’espressione del linguaggio, inoltre, può essere associato a: disturbo dell’apprendimento, iperattività, difficoltà nel mantenimento dell’attenzione, tendenza all’isolamento, suzione del pollice, crisi di rabbia, enuresi, disobbedienza…

Disturbo recettivo del linguaggio

Disturbo recettivo del linguaggio è un disturbo evolutivo specifico caratterizzato da un deficit più o meno grave della comprensione verbale.

Il disturbo misto dell’espressione e della ricezione del linguaggio

Il disturbo misto dell’espressione e della ricezione del linguaggio è un disturbo del linguaggio in cui la capacità di comunicazione è compromessa sia nella comprensione che nella espressione. Questa patologia include, quindi, tanto le manifestazioni tipiche del disturbo della espressione del linguaggio, quanto la difficoltà di capire parole, frasi o specifici tipi di parole.
Circa il 3% dei bambini in età scolare presenta questo problema ed è più frequente nei maschi che nelle femmine.
Nei casi lievi si assiste ad una difficoltà limitata alla comprensione di particolari tipi di parole o di frasi, mentre nei casi più gravi è possibile rilevare diverse menomazioni, tra cui l’incapacità di capire il vocabolario di base o anche frasi semplici, la difficoltà di discriminare suoni, di associare suoni a simboli e di immagazzinamento, rievocazione e costruzione di sequenze.
Il quadro clinico tipico di questo disturbo compare generalmente prima dei quattro anni di età. Le forme gravi, in particolare, possono risultare visibili anche prima dei due anni e si presentano sotto forma di difficoltà ad emettere spontaneamente suoni o parole. Le forme lievi, invece, si manifestano più lentamente e potrebbero non rivelarsi con evidenza fino all’età di sette anni, o anche più tardi, età in cui il linguaggio diventa più complesso.

Balbuzie

Che cos’è la balbuzie?
La balbuzie è un disordine della parola, per cui la fluidità è interrotta da ripetizioni involontarie e prolungamenti di suoni, sillabe, parole o frasi, e da involontarie pause, esitazioni o blocchi per i quali la persona che balbetta non riesce a produrre suoni. Copre un ampio spettro di gravità: individui con difficoltà appena percettibili, per cui il disordine è più che altro estetico, così come soggetti con una sintomatologia estremamente grave, per cui il problema può effettivamente impedire la maggior parte della comunicazione verbale.

Quali sono le conseguenze della balbuzie?
L’impatto della balbuzie sullo stato emozionale e funzionale della persona può essere serio. Può essere fisiologica se compare dai 3 ai 5 anni quando il sistema articolatorio (muscolare) del bambino non è maturo quanto la ricchezza dei suoi pensieri e di conseguenza non riesce a supportare in maniera adeguata la sua produzione verbale.

Difficoltà ambientali

Ci sono molti bambini che abitano le nostre case che hanno nello “zainetto” della loro vita già molte difficoltà: deprivazione sociale, economica e culturale, processi migratori, sofferenze dovute alla separazione dai loro genitori (adozione, percorsi di affido…) problematiche relazionali in famiglia e/o a scuola. L’ elenco potrebbe essere molto più lungo.

Questi bambini fanno fatica ad approcciarsi in modo costruttivo al mondo della scuola, all’ apprendimento, ai compiti. Sono demotivati, poco organizzati, spesso cognitivamente inibiti, complessi sul versante relazionale. È facile riscontrare difficoltà di apprendimento che, pur in assenza di un disturbo specifico, rendono insufficiente e difficile il percorso scolastico.

Il Centro Geode coinvolge i bambini e le loro famiglie in percorsi concreti di sostegno all’apprendimento, al miglioramento della propria autostima, ad offrire forme di aiuto e supporto per migliorare l’ autonomia, la motivazione al cambiamento.
Siamo consapevoli che le fatiche scolastiche sono solo una piccola parte dei contenuti “dello zainetto” di questi bambini.
Altrettanto consapevolmente l’accogliere le fatiche scolastiche è un modo per vedere questi bambini e contribuire ad aiutarli.

Chiedi maggiori informazioni

Valutazione logopedica

Prima di effettuare una vera e propria terapia logopedica, è indispensabile aver effettuato una valutazione mirata e approfondita della problematica che ci si presenta.
Valutare significa attribuire il giusto valore a qualcosa. Anche nell’ambito della logopedia, dunque, questo processo è fondamentale per poter conoscere il bambino e la patologia che lo riguarda, analizzando le diverse variabili e il loro peso.
Presso il centro Geode la valutazione logopedica viene quasi sempre preceduta da una valutazione neuropsichiatrica infantile che permetterà di rilevare eventuali disturbi neurologici e/o psichici alla base dell’alterazione del linguaggio e/o ad esso associati.
Il logopedista esamina poi le capacità conversazionali del bambino e le sue capacità di esprimersi attraverso il linguaggio tramite prove e colloqui allo scopo di individuare i suoi punti deboli e i suoi punti di forza. La valutazione logopedica comprende un primo colloquio con i genitori per raccogliere informazioni sullo sviluppo comunicativo e linguistico del bambino e sulle sue modalità comunicative con una breve osservazione del bambino e la compilazione della sua cartella. La valutazione del linguaggio avviene sempre in contesti ludici con somministrazione di test standardizzati che permettono di comprendere l’esistenza di un ritardo e la sua entità.

Terapia logopedica individuale

La terapia logopedica è un intervento abilitativo e/o riabilitativo che ha lo scopo di migliorare le possibilità comunicative del bambino. La valutazione iniziale ha lo scopo di definire il deficit di linguaggio, per cui si avvierà un trattamento per quanto riguarda il disturbo specifico che si individua (esempio deficit fonologico, semantico, pragmatico, ecc.).

In generale la logopedista agisce stimolando nel bambino i livelli di attenzione selettiva alle parole, tende a farsi ascoltare, a far ripetere, a riconoscere e selezionare le differenze dei suoni ed i significati delle comunicazioni, lavora sulla costruzione delle frasi e sul loro significato. Nei casi di disturbo specifico, invece, avvierà dei protocolli di intervento mirati al disturbo individuato (lettura scrittura, ecc.).

Oltre all’intervento mirato sul bambino, l’attività della logopedista prevede la creazione di una rete di collaborazioni con la scuola e la famiglia. In questi casi il logopedista cerca di trasferire gli obiettivi raggiunti in terapia al contesto sociale. Infatti, il momento riabilitativo non è sufficiente se non è accompagnato da una esperienza reale del linguaggio con gli altri.

Chiedi maggiori informazioni

FAQ Logopedia

  1. Quali sono le tappe evolutive tipiche nello sviluppo del linguaggio?
    6 mesi – 1 anno
    Lallazione e vocalizzi
    12 mesi
    Comparsa delle prime parole (Mamma, papà, acqua, …)
    24 mesi
    Comparsa di una frase minima, data dalla combinazione di due parole (“Mamma mela”, “Dammi palla”, …).; il bambino affronta questa fase quando saprà pronunciare almeno 50 parole, (anche scorrette nella pronuncia). Dalla comparsa delle prime parole, si dovrebbe poi osservare una fase definita “esplosione del vocabolario”, con un incremento costante delle parole che il bambino pronuncia e comprende.
    36 mesi
    Al momento dell’ingresso alla scuola dell’infanzia, il bambino dovrebbe saper costruire una frase completa di soggetto, verbo e complemento oggetto, e di iniziare ad arricchirla con diverse subordinate. E‘ accettabile l’errore negli articoli e nelle preposizioni. Dal punto di vista della pronuncia, dovrebbero essere presenti quasi tutti i fonemi.
    48 mesi
    Secondo anno della scuola dell’infanzia, l’inventario fonetico è completo (si può accettare l’assenza del fonema /r/, /ʎ/ [gli di coniglio], /ʃ/ [sci di scivolo]), con una struttura morfosintattica simile alla parlata dell’adulto e con vocabolario in espansione. Per quanto riguarda la lettura e la scrittura i bambini devono sapere leggere e scrivere, entro la fine della seconda elementare.
  2. Se si riscontra un ritardo nelle fasi indicate nel punto 1, quali sono i primi passi importanti da fare?
    Se si riscontra un ritardo rispetto alle fasi succitate è importante parlarne subito con il proprio pediatra, che, se necessario, potrà consigliare una eventuale valutazione specifica logopedica.
  3. Che cos’è la Logopedia?
    La Logopedia si occupa di valutare e successivamente riabilitare problematiche di linguaggio e degli apprendimenti scolastici (lettoscrittura e calcolo); insegna inoltre il corretto utilizzo delle corde vocali, quando necessario secondo diagnosi pervenute da un medico otorinolaringoiatra o da un medico foniatra.
  4. Quanto dura mediamente un percorso di terapia logopedica?
    La durata media del percorso logopedico varia per ogni singolo caso e si può ipotizzare solo successivamente ad una valutazione. In media, è previsto un incontro settimanale, in parallelo ad una quotidiana collaborazione della famiglia, attraverso specifici esercizi da svolgersi a casa, che vengono concordati con il terapeuta. Le tempistiche medie sono di medio-lungo termine, ma tramite il lavoro in rete di logopedista, scuola e famiglia, si possono ottenere benefici sin dai primi mesi successivi all’inizio del percorso.
  5. A quale età si può iniziare la terapia logopedica?
    L’intervento precoce dà sicuramente risultati migliori in quanto evita lo strutturarsi di modalità scorrette e disfunzionali. Se si notano difficoltà nella comprensione delle richieste che si fanno al bambino, ci si può rivolgere per un consulto già dai due anni. Per quanto riguarda invece le difficoltà di linguaggio, si può fare riferimento alle fasi di sviluppo tipico sopra descritte.
  6. Quali sono le aree da indagare per impostare un’adeguata terapia logopedica?
    La valutazione logopedica non si limita all’indagine del livello fonetico-fonologico del linguaggio (suoni che un bambino pronuncia), approfondisce anche il livello semantico-lessicale (parole che il bambino utilizza e conosce), il livello morfo-sintattico (costruzione di una frase e comprensione grammaticale), il livello narrativo (coordinazione di più frasi assieme). Qualora si superi i 5/6 anni, anche il livello metafonologico (prerequisiti per la lettoscrittura). Per la valutazione di tutte queste aree, è prevista una media di 3/4 incontri, a seconda della collaborazione del piccolo paziente, a cui segue un incontro di restituzione con consegna di una relazione scritta alla famiglia.

Chiedi maggiori informazioni